In questa ricostruzione del Tardo Triassico, circa 230–210 milioni di anni fa, la regione transantartica di Gondwana appare come una sorprendente foresta polare senza ghiaccio: dense felci a seme del gruppo Dicroidium formano una volta verde di media altezza, mescolata a conifere primitive voltzialee e a un sottobosco umido di felci ed equiseti lungo canali d’acqua scuri e lenti. I suoli fangosi rossastri e grigio scuri, i tronchi caduti e le basse dorsali di arenarie e siltiti sullo sfondo raccontano un paesaggio fluviale stagionale ma mite, sviluppato sotto la luce obliqua dell’estremo sud. Questa flora, tipica del Gondwana triassico, testimonia un mondo-serra in cui persino l’Antartide sosteneva ecosistemi forestali rigogliosi molto prima delle calotte glaciali moderne.
Su questa pianura alluvionale polverosa del Triassico superiore, nel bacino di Ischigualasto–Villa Unión del Gondwana sud-occidentale, un imponente Saurosuchus galilei lungo circa 5 metri avanza tra il fango rosso ossidato e le sabbie di canale, mentre un gruppo sparso di Hyperodapedon, rincosauri erbivori di circa 1,5 metri, lo osserva con cautela ai margini della vegetazione. La scena risale al Carnico, circa 231–228 milioni di anni fa, quando ambienti stagionali caldi e aridi ospitavano una fauna dominata da grandi arcosauri predatori e dalla tipica flora a Dicroidium, qui visibile in macchie di felci a seme sotto conifere primitive più scure. È un ecosistema di transizione profonda nel tempo, poco prima dell’ascesa dei dinosauri, in un mondo senza erbe, fiori, uccelli o mammiferi moderni.
In una pozza di stagione secca che si ritira su una pianura semiarida del Gondwana triassico, un grande temnospondilo simile a Xenotosuchus, lungo circa 2,5 metri, giace semisommerso nel fango crepato mentre attorno a lui nuotano pesci polmonati simili a Ceratodus e si addensano minuscoli concostraci nelle acque basse. Scene come questa evocano il Triassico superiore, circa 230–210 milioni di anni fa, quando vaste pianure rosse dell’interno di Pangea meridionale erano segnate da siccità stagionali, canali effimeri e vegetazione rada di equiseti e felci a seme. Il cranio largo e appiattito di questo anfibio predatore, con gli occhi rivolti verso l’alto, rivela uno stile di vita da agguato in acque stagnanti e calde, in un ecosistema ancora dominato da antiche linee evolutive sopravvissute ben oltre la grande crisi di fine Permiano.
Al crepuscolo del Carnico, circa 231–228 milioni di anni fa, sulle rive di un fiume stagionale del bacino di Ischigualasto-Villa Unión nell’odierna Argentina, un agile Eoraptor lunensis lungo circa 1 metro e il più grande Panphagia protos, lungo 1,5–2 metri, si muovono tra felci, canneti di Neocalamites e piante della flora a Dicroidium. La scena mostra uno dei più antichi paesaggi con veri dinosauri conosciuti nel Gondwana sudoccidentale: piccoli saurischi primitivi, ancora lontani dai giganti del Giurassico, che attraversano piane alluvionali rossastre spolverate di cenere vulcanica. Intorno a loro, fanghi ossidati, sottili livelli di tufo e vegetazione concentrata lungo l’acqua raccontano un mondo caldo, stagionale e in trasformazione, poco dopo l’origine dei dinosauri.
Nelle acque aperte al largo del margine settentrionale di Gondwana, un adulto di Cymbospondylus lungo 6–8 metri risale in rapida accelerazione sotto un banco di piccoli attinotterigi, mentre alcuni ammonoidi Arcestes galleggiano nella foschia pelagica ricca di plancton. Questa scena evoca il Tardo Triassico, circa 235–210 milioni di anni fa, quando i mari della Tetide lungo Gondwana ospitavano rettili marini predatori già altamente adattati al nuoto, con corpo affusolato, grandi occhi e un lungo rostro armato di denti conici. In questo vasto oceano blu cobalto, Cymbospondylus incarna la ripresa e la diversificazione della vita marina dopo la grande crisi di fine Permiano, in un mondo molto diverso dal nostro ma già animato da inseguimenti fulminei nelle profondità.
In questo mare basso e limpido della Tetide, lungo il margine settentrionale di Gondwana, si vedono bassi patch reef triassici formati dai coralli sclerattini *Retiophyllia* e *Volzeia*, intrecciati con spugne ipercalcificate, croste microbiche, crinoidi e grandi bivalvi megalodontidi infissi nel fondale carbonatico. La scena appartiene al Triassico superiore, circa 235–201 milioni di anni fa, quando le scogliere marine si stavano ancora riprendendo e diversificando dopo la grande estinzione di fine Permiano. Più aperto e discontinuo di una barriera corallina moderna, questo ecosistema mostra come coralli, microbi e invertebrati costruttori abbiano ricostruito lentamente gli habitat tropicali della Tetide sotto la luce calda di un antico mare di Gondwana.
In questa laguna costiera del tardo Triassico, circa 230–220 milioni di anni fa, un Nothosaurus lungo 3 metri irrompe nelle acque basse e turchesi della margine marina settentrionale di Gondwana inseguendo un rapido Saurichthys argentato, mentre ammonoidi Tropites striati fluttuano sullo sfondo e valve di Myophoria punteggiano il fondale sabbioso tra ciuffi di alghe verdi. La scena mostra un ecosistema caldo e poco profondo sviluppato lungo le coste della Tetide, in un mondo-serra stagionalmente arido, con rive di siltiti e arenarie rossastre, piane fangose evaporitiche e vegetazione rada di gimnosperme e piante a seme. Nothosaurus era un rettile marino predatore dal cranio allungato e denti aghiformi, ben adattato ad afferrare pesci veloci come Saurichthys, testimonianza della grande ripresa e diversificazione della vita marina dopo la crisi di fine Permiano.